Intervista all’Ambasciatore Dana Constantinescu

ambasadorAmbasciatore Dana Constantinescu può descriverci la Sua esperienza diplomatica italiana e i rapporti con il nostro governo?
Ogni paese dove si ha il privilegio e la fortuna di svolgere l’attività diplomatica offre le proprie opportunità, dipende solo dalla forza, l’immaginazione, la determinazione e la fortuna di ciascuno per realizzare quelle cose che compongano un mandato di successo.
Se facessi riferimento solo all’ampiezza della comunità dei romeni in Italia, la più numerosa comunità straniera e al contributo che essa porta sotto vari aspetti alla vita del paese oppure alla ricchezza delle nostre relazioni sul piano economico – per esempio, nel 2014 il volume del commercio ha raggiunto 12,5 miliardi euro – si potrebbero allora capire le ottime premesse da cui si può prendere spunto nel valutare i nostri rapporti.
La politica di austerità invocata in questi anni dall’Unione Europea, ha inginocchiato mezza Europa, in particolare i Paesi già in crisi. Ritiene che la Romania, come l’Italia, Stati già stremati dalla pressione fiscale, riuscirà a superare in tempi brevi l’attuale situazione economica?
La Romania, come l’Italia, sta già superando la situazione economica che ha menzionato. La Romania ha registrato in 2014 una delle più alte crescite del PIL nell’ UE (quasi il 3%) e sono già anni che la Romania registra tassi positivi di crescita. In Europa stiamo lavorando sulla sostenibilità di questo novo ciclo, cercando di riossigenare il tessuto produttivo che è stato colpito dalla crisi. Grazie anche a questa nuova politica indirizzata alla crescita, stiamo assistendo a un cambio di direzione dell’economia europea. E una direzione che si percepisce anche in Italia, che quest’anno registrerà, con molta probabilità, un risultato positivo. La ripresa italiana è una ottima notizia per la Romania, perché l’Italia è il nostro secondo partner commerciale e dunque ci troviamo in una relazione di interdipendenza.
Ambasciatore, sempre in tema di crisi, questa costante recessione sta comportando nel contempo il proliferare del fenomeno criminale. Come è noto in Italia ci sono anche organizzazioni criminali che provengono dalla Romania, che traggono vantaggi economici, sia dalla libera circolazione nell’ambito dell’Unione Europea, sia dall’aumento progressivo della povertà in Italia. Quali misure sono intraprese per arginare tale fenomeno?
Con la sottoscrizione a Bucarest, il 21 gennaio 2014 del Protocollo di collaborazione tra l’Ispettorato Generale della Polizia Romena del Ministero degli Affari Interni della Romania e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’interno della Repubblica Italiana per la prevenzione della criminalita, la ricerca e cattura di latitanti e la costituzione di task-force, in occasione della visita in Romania del Prefetto Alessandro PANSA, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Capo della Polizia italiana, è stato consolidato il quadro giuridico bilaterale che disciplina la cooperazione di polizia tra la Romania e l’Italia.
Il Protocollo bilaterale rafforza i progetti di cooperazione già avviati da tempo tra i due Paesi e si concentra soprattutto sullo scambio di informazioni e la caccia ai latitanti ricercati in ambito internazionale dai due stati.
Invece non serve presentare l’ormai noto Progetto ITA.RO avviato nel 2006, i brillanti risultati raggiunti nel suo ambito essendo già diffusamante riportati dai media dei due Paesi e mi riferisco brevemente all’Operazione BRIGATA soltanto, svolta a Torino nel giugno del 2013, dove è stato impegnato sul posto un funzionario della Polizia Romena e ha portato un contributo fondamentale al grande successo da essa conseguito.
Eccellenza, quali difficoltà ha riscontrato come donna nel rappresentare la diplomazia Romena in Italia?
In tutta sincerità, non farei differenza tra le difficoltà che potrebbero presentarsi ad un certo momento, se vi fossero alcune differenze esse potrebbero essere il risultato dell’approccio e del modo di percepire diverse per ciascun individuo nella sua unicità ed è molto probabile per questo che si ricorre a metodi diversi per superarle, e non per essere donne o uomini.
Ma un comune denominatore c’è di sicuro – anche se, a mio avviso, la diplomazia non si può fare senza determinazione, immaginazione, discrezione e compostezza – ed è rappresentato dalla squadra con la quale si lavora e insieme alla quale si può superare qualsiasi difficoltà ovunque essa si presenti – e io, all’Ambascaita di Romania a Roma, faccio il “capitano” di una squadra che sa performare bene.
L’ultima domanda è rivolta all’ingegnere Dana Constantinescu, alla donna cittadino europeo dotata di grande sensibilità e di grande esperienza professionale internazionale; Che cosa consiglia ai giovani italiani brillanti laureati che non trovano più occupazione nel Ns Paese, e molti di questi sono costretti a lasciare l’Italia per lavorare?
Il mondo del 2015 è una società talmente globalizzata che la mobilità dei capitali, dei beni e delle persone sono elementi-chiave per il successo nel mondo imprenditoriale. A causa della struttura della sua economia, centrata sull’export dei suoi prodotti di eccellenza, l’Italia guarda molto all’estero in cerca di potenziali mercati. Nonostante la naturale resistenza nel lasciare il proprio paese, lavorare all’estero è una tappa essenziale nella formazione professionale, nell’imparare i modi di fare impresa degli altri, in modo particolare, quelli di potenziali clienti per i prodotti e i servizi italiani. Tuttavia, è importante andare all’estero avendo una qualifica e con delle aspettative moderati e non con la speranza di un guadagno materiale immediato, piutosto di una esperienza di vita che solo vivere all’estero puo portare: conoscere una nuova cultura apre nuovi orizzonti, rende uno più ricettivo, più tolerante, più “ricco”.

01/05/2015

Fabrizio Locurcio

http://www.poliziadistato.it/articolo/view/31688/

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