UNA TRADIZIONE DA CUSTODIRE E TRAMANDARE NEL TEMPO

 

Nel solco di una tradizione che dura da secoli, il 17 gennaio scorso Collelongo ha reso omaggio a Sant’Antonio Abate, protettore del fuoco e degli animali. La popolare canzone dedicata al Santo, scritta da Pasquale Cianciusi e musicata dal maestro Luigi Pisegna che recita: “… a Chellònghe solamènte se festeggia degnamènte”, sta a significare che in questo paese della Marsica si svolge una manifestazione  molto originale e suggestiva.CONCHE

Le celebrazioni, che quest’anno hanno assunto un carattere particolarmente significativo per lo scampato pericolo del sisma di capodanno, sono iniziate nel pomeriggio del 16 gennaio quando al suono delle campane e degli immancabili botti sono stati accesi i folcloristici  “torcioni” (grandi torce in legno alte diversi metri che ardono durante tutta la notte), mentre in alcune case del paese denominate “cuttore” (vecchie case dove si svolge la festa e riqualificate per l’occasione) veniva messo a cuocere dentro grandi pentoloni “callarone” il granturco che, dopo diverse ore di bollitura, diventano  “cecerocche” (dal latino cicer crocus – cece rosso).

Alle h.21,00 da una piazza della chiesa illuminata dai fuochi pirotecnici, una fiaccolata con fisarmoniche e cantanti ha accompagnato il parroco del paese Don Vincenzo nella benedizione delle cuttore, che per tutta la notte hanno offerto a viandanti e pellegrini bibite di ogni genere, panini e dolci tipici. Per gli organizzatori di un tempo, la cuttora era un luogo in cui ritrovarsi per pianificare insieme ai parenti più stretti le varie attività agresti della famiglia. Infatti, alla presenza del Santo erano vietate le liti e si poteva arrivare facilmente ad accordi.

All’alba del 17 gennaio ha inizio la seconda parte della festa con la sfilata in piazza della chiesa delle conche “rescagnate” (conche in rame addobbate, che ai tempi venivano usate per attingere l’acqua alla fonte), portate sulla testa da fanciulle vestite con gli abiti caratteristici di Collelongo. Una giuria di esperti premia la conca addobbata nella maniera più ingegnosa e luminosa ed il costume più bello.

Dopo la santa messa, la distribuzione nei pressi della chiesa dei cecerocche benedetti a riprova che questa festa dalle origini antichissime non è poi solo pagana come molti potrebbero pensare. Una speciale menzione merita la statua del Santo posta nella navata destra della Chiesa madre che durante le celebrazione della festa viene ornata con le arance che vengono poi donate ai malati del paese come augurio di guarigione. A conclusione della festa la benedizione degli animali e i classici giochi popolari.

In questi giorni le strade dCuttora Zì Pietro - Gruppo Alpinii Collelongo vedono l’andirivieni di centinaia di persone provenienti dai paesi limitrofi e anche da fuori Regione. I preparativi della festa, che per i visitatori dura una sola notte, in realtà incominciano molti giorni prima. Durante la settimana che precede la solennità liturgica, alcune famiglie del paese che si tramandano l’usanza (ma anche alcune Associazioni e gruppi di amici), offrono a paesani e forestieri la pasta di Sant’Antonio al suono di gruppi improvvisati di musicisti che intonano senza sosta l’originale canzone del Santo.

Una cosa è certa, questa consuetudine che si tramanda da secoli continua a rappresentare un momento ricco di suggestioni e un’opportunità che consente di rinsaldare il senso di appartenenza. A dimostrazione di ciò il ritorno dei tanti collelonghesi che vivono in altre parti d’Italia e soprattutto dall’estero.

dott. Valentino Pisegna

16/01/2019