Politica e Religioni: analisi e prospettive dello scontro in atto all’interno del Mondo Islamico.

Evoluzioni e Dinamiche da Oriente a Occidente.

L’opinione del Professore Mirolijub Jevtic.

Lo scenario delle controversie geopolitiche transnazionali sia di carattere strategico che economico e politico degli ultimi periodi evidenziano come il fattore religioso giochi un ruolo di primo piano nella composizione e decomposizione degli attuali assetti mondiali. Le prospettive e l’analisi verranno trattate dal Professore Mirolijub Jevtic, politologo e accademico serbo professore di “Politologia della Religione” presso l’Università di Belgrado. Il Professor Jevtic è stato il primo in Europa a introdurre nella Facoltà di Scienze Politiche la disciplina al riguardo numerose sono le sue pubblicazioni scientifiche sulla materia.
Domanda: Nel contesto della conflittualità ormai evidente all’interno dell’Islam tra il mondo sunnita e sciita quale evoluzione prevede nel medio e lungo periodo su scala mondiale ?

Risposta: E un conflitto reale: ad esempio in Pakistan il numero delle vittime di questo scontro tra l’Islam sunnita e sciita dimostra la gravità della situazione. In Iraq i report sono drammatici e in Bahrein la comunità sciita presenta criticità per la presenza attorno ad essa della dinastia sunnita. Ci sono seri indicatori di un probabile scontro armato tra queste due anime del mondo islamico che vede attiva l’Arabia Saudita con l’appoggio logistico israeliano, sembra inverosimile ma è ciò che sta accadendo.

Domanda: Secondo autorevoli analisti internazionali lo scontro in atto tra queste due anime dell’Islam favorisce la sicurezza dello Stato d’Israele che grazie alla polverizzazione del mondo sciita permetterebbe un sistema di alleanze periferiche date dalla creazione di nuovi stati indipendenti, ad esempio nel Beluchistan persiano e nello stesso Kurdistan. Ritiene questa ipotesi realizzabile e vantaggiosa per gli interessi israeliani?

Risposta: E ovvio l’interesse israeliano è quello di rapportarsi con un mondo islamico più debole e diviso. Cito come esempio una mia esperienza personale a Washington che rappresenta un territorio neutrale dove le persone si possono esprimere liberamente e senza censura. Ho avuto occasioni di dialogo con persone iraniane ma di etnia curda, persone semplici tipo lavoratori comuni. Esse ritengono come l’appartenenza religiosa sia il filo conduttore che lega le minoranze in Iran prevalente di gran lunga sulla differenza etnica. Essendo molto alte le percentuali delle minoranze, basti pensare che solo la popolazione di origine turkmena rappresenta il 30%, è alquanto improbabile una dissoluzione dall’interno del sistema paese che sarebbe già avvenuta. Tramite una approfondita analisi da parte di miei colleghi armeni ho ricevuto un report dettagliato sull’ Azerbaijan paese economicamente stabile e in crescita dove la spinta unionista con l’Iran ha il suo seguito. Per unione intendo il collante reso dalla stessa fede religiosa mentre è più probabile la divisione della Siria e del Libano. Bisogna considerare comunque che i teologi sia sunniti che sciiti in ogni caso non riconosceranno mai l’esistenza dello Stato d’Israele.

Prof. Miroljub JevticDomanda: Quali sono gli errori che lei ritiene abbiamo fatto noi occidentali verso il mondo sciita, tenendo presente che seppur minoranza ,sono maggioranza lungo tutto l’asse dove sono concentrate la maggior parte delle risorse energetiche vitali per gli interessi mondiali?

Risposta: L’Occidente e gli Stati Uniti in particolare hanno sbagliato approccio verso la galassia sciita. L’avvento della rivoluzione islamica in Iran è stata subito vista come una minaccia per tutti. Al contrario invece, soprattutto nella fase iniziale, vi era una grande apertura da parte iraniana verso il mondo occidentale. Le politiche di ostilità contro l’Iran hanno invece favorito la creazione nella parte sunnita di spinte estremiste non per ultima Al Qaida e collegati, basti pensare al numero di attentati che negli ultimi anni vedono organizzazioni terroristiche di matrice sunnita autrici di varie azioni non convenzionali mentre da parte sciita si ricorda solo l’attentato terroristico avvenuto in Bulgaria.

Domanda: Tenendo presente l’evoluzione geopolitica in atto, nell’area balcanica si potrebbe verificare un nuovo scontro tra civiltà di natura politico-religiosa viste le criticità li presenti al riguardo?

Risposta: Assolutamente si, ma l’Occidente è miope sulla questione. Il problema del Kosovo indipendente pone delle riflessioni molto serie. La visione che si ha è di un problema principalmente etnico, mentre di fatto la dinamica di matrice religiosa è il vero problema. I discorsi che si richiamano al nazionalimo albanese non corrispondono alla realtà dei fatti: al contrario ci sono profonde divisioni soprattutto sulle questioni religiose tra gli albanesi stessi che permettono una infiltrazione sempre più radicata di Al Qaida. L’Albania a lungo secolarizzata da decenni di comunismo non rimarrà immune in quanto l’indipendenza data al Kosovo e la sempre maggiore influenza dell’Islam più oltranzista faranno si che il paese diventerà una nuova roccaforte degli interessi jihadisti.

Domanda: Puo dare ulteriori esempi?

Risposta: Da sempre ci sentiamo ripetere che le minacce e eventuali attacchi terroristici possano provenire esclusivamente dalla Bosnia Islamica. Ricordo invece come gli attacchi terroristici a Fort Dix negli Stati Uniti e all’aeroporto di Francoforte in Germania siano stati compiuti da terroristi kosovaro-albanesi. Teniamo presente che in Germania risiedono circa 200.000 musulmani bosniaci. Quindi sarebbe logico aspettarsi attacchi da parte di estremisiti bosniaci ma gli indicatori sono ormai evidenti di una strategia non più casuale da parte degli estremisti islamici kosovaro-albanesi.

Domanda: Quindi la strategia di matrice islamica kosovaro-albanese secondo lei non è casuale ma organizzata?

Risposta: Bisogna chiedersi come mai la rivista “Standard”, ben nota in Austria ,abbia pubblicato un reportage molto approfondito da parte di una giornalista kosovaro-albanese sulla questione. L’autrice ha intervistato alti funzionari governativi kosovari albanesi che hanno dichiarato come un numero di estremisti islamici potenziali terroristi lì presenti arrivi a 60.000 unità. La dichiarazione pubblica di tali funzionari è paradossale in quanto l’appoggio occidentale alla questione kosovara è dovuta dal fatto che la piattaforma conteneva come principi valori quali la laicità e la condivisione dei valori liberali. Il voler dare risalto a questo fatto è perchè a mio avviso il numero delle persone che si stanno avvicinando all’estremismo religioso è molto maggiore rispetto ai numeri ufficiali. Le dichiarazioni pubbliche sono un segnale di pericolo, che l’attuale Autorità kosovaro-albanese segnala all’Occidente temendo una deriva estremistica religiosa da parte di pezzi della società. Faccio inoltre presente che in Kosovo è attivo un partito politico denominato “Movimento Unito Islamico” il cui leader Fuad Ramiqi era presente sulla nave “Mavi Marmara” che tentò l’approdo in Israele anni fa.

Domanda: I collegamenti tra i movimenti oltranzisti islamici in tutti i Balcani hanno una logica e un filo conduttore in comune?

Risposta: Le faccio degli esempi. Nel 2004 Il pogrom organizzato contro i serbi e i monasteri in Kosovo vedeva come protagonista Samedin Xhezairi, agente del BND (servizi di intelligence tedeschi) ma allo stesso tempo uomo di collegamento tra l’estremismo albanese e Al Qaida. E molto strano che ad oggi egli sia in possesso di un passaporto austriaco. Un altro esempio viene dai servizi di intelligence francesi che segnalano come alcuni organizzatori degli incidenti avvenuti nelle banlieue di Parigi abbiano trovato una casa sicura wahabita a Pristina. Terzo e ultimo esempio Mohamed Atta (uno degli attentatori delle Torri Gemelle) è stato presente insieme ad altri attentatori durante la guerra in Bosnia. La strategia wahabita e jihadista lega realtà quali Bosnia, Kosovo, Sangiaccato e parte della Macedonia in un unico progetto ostile ai nostri valori. Ritengo e ripeto che sia stata l’indipendenza del Kosovo il “Cavallo di Troia” di tale progetto in quanto garantisce una continuità territoriale permettendo e facilitando lo spostamento e il collegamento degli stessi attori, molti dei quali presenti anche nella guerra in Bosnia, è come se l’Occidente stesse finanziando la sua fine: pensare di controllare e contenere l’espansione islamica radicale dall’interno è un tragico errore.

di Marco Lopez

Si ringrazia per la collaborazione all’estensione dell’articolo la Dott.ssa. Milica Stefanovic

01/04/2013

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