La fine di Osama Bin Laden

La storia di bin Laden per il mondo occidentale ha inizio nel 1979, quando aveva appena ventidue anni; egli entrò nella causa dei Mujahidin impegnati nella guerriglia islamista contro il governo filo-sovietico dell’Afghanistan. Alcuni anni dopo, nel 1984, organizzò un nuovo fronte, chiamato Maktab al-Khidamat, MAK, allo scopo di raccogliere denaro, armi e combattenti per la guerra afgana. Il MAK di bin Laden ebbe dalla CIA, attraverso i Servizi Segreti pakistani, dei finanziamenti, una cospicua fornitura di armi, compresi i missili contraerei spalleggiabili Stinger, la preparazione e l’assistenza logistica. La nascita dell’organizzazione terroristica al-Qaida, all’origine una formazione addestrata per la guerriglia, è intorno al 1988. Abbandonato il MAK Osama portò con sé molti dei suoi militanti.

Divenuto un eroe in Arabia Saudita, Bin Laden non ebbe un atteggiamento amichevole con la sua patria, criticando, durante la Guerra del Golfo del 1991, un’eccessiva dipendenza militare del suo paese verso gli Stati Uniti. Subito dopo ruppe ogni rapporto con la monarchia araba. In quello stesso anno trasferì in Sudan la propria base operativa ad al-Khartum, in via Mc Nimr. Avendo ammesso la sua partecipazione negli attentati compiuti a Riyad e Zahran, tre anni dopo, perse la cittadinanza saudita. Molte organizzazioni musulmane, ufficialmente caritatevoli, lo aiutarono ad espandere il proprio raggio d’azione nel sud est asiatico, in Africa, in Europa e negli Stati Uniti. Il Sudan espulse Bin Laden, nel 1996 ed egli si vide costretto a tornare in Afghanistan, accolto con calore dai capi del governo talebano che proprio in quel anno avevano assunto il controllo del paese. Le imprese terroristiche di Bin Laden cominciavano a destare l’interesse del mondo politico occidentale, come il finanziamento, nel 1997, dell’uccisione di un gruppo di turisti a Luxor, in Egitto. Risale al 1999 il tentativo della CIA di addestrare ed equipaggiare in gran segreto un commando di circa 60 uomini dei servizi segreti pakistani con lo scopo di farli penetrare in Afghanistan per uccidere o catturare bin Laden. Il primo scontro frontale con gli Stati Uniti fu rivolto ad un gruppo di soldati alloggiati in un albergo nello Yemen: tuttavia i soldati americani erano già partiti due giorni prima per la Somalia, nel bombardamento dell’albergo rimasero vittime dato turisti austriaci. Per molti analisti della politica internazionale Osama avrebbe anche dato vita e diretto l’attentato al World Trade Center nel 1993. Molti ritengono che egli abbia anche pianificato, con il terrorismo indonesiano, il progetto Bojinka, sventato a Manila il 6 gennaio 1995. Una data fondamentale per il terrorismo islamico è il 23 febbraio 1998, allorché Osama firmò una fatwa, un editto, diretta in nome del Fronte islamico mondiale contro gli ebrei e i crociati; a questa firma prese parte l’emiro Ayman al-Zawahiri, fondatore della Jihad islamica egiziana, attuale capo di Al Qaeda dopo la morte di bin Laden.

Osama Bin LadenIn questa fatwa si sosteneva che «uccidere gli americani ed i loro alleati, civili e militari, è un dovere individuale per ogni musulmano che possa farlo in ogni paese ove sia possibile, per giungere alla liberazione della moschea al Ansa di Gerusalemme e della Sacra Moschea della Mecca, che circonda la Daba e scacciare le loro armate dalle terre dell’Islam»… «Secondo le parole dell’onnipotente Allah: combattete i pagani tutti insieme come essi combattono voi tutti insieme, combatteteli fino a quando non ci saranno più tumulti od oppressioni e fintanto che non prevalga la giustizia e la fede in Allah». La risposta del presidente americano Bill Clinton fu di attuare il congelamento di ogni bene di bin Laden in America, ma data la tardiva decisione non fu trovato alcunché, di autorizzare la sua cattura e, qualora fosse stato necessario, la sua uccisione, come avvenne nel fallito lancio di missili da crociera contro la presunta base nell’agosto 1998. Su bin Laden venne posta una taglia di 25 milioni di dollari, per chiunque avesse fornito informazioni utili alla sua cattura. Gli Stati Uniti riuscirono anche nel 1999 a convincere le Nazioni Unite a imporre sanzioni contro l’Afghanistan per spingere il regime talebano a estradarlo.

Bin Laden che in precedenza non aveva mancato di definire gli Stati Uniti un paese ostile all’Islam e un nemico dichiarato da combattere “con ogni mezzo” in nome della Jihad, ha sempre dichiarato apertamente il suo diretto coinvolgimento negli attentati terroristici contro gli Stati Uniti dell’11 settembre 2001, sia poco dopo gli episodi, sia più apertamente il 29 ottobre 2004 con un video trasmesso dall’emittente del Qatar, Al Jazeera, pochi giorni prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Fra le registrazioni video, effettuate probabilmente in Afghanistan e diffuse nei giorni immediatamente successivi all’11 settembre da Al Jazeera, una aveva mostrato lo stesso bin Laden parlare dell’attentato in termini che, per gli analisti dei servizi segreti statunitensi, evidenziavano una sua partecipazione al piano d’attacco. L’ultima individuazione di Bin Laden risaliva al 2001 nella regione di Kandahar, in Afghanistan. Dopo l’attacco dell’11 settembre gli Stati Uniti chiesero al governo dei Talebani l’estradizione di Bin Laden, senza ottenerla. Il rifiuto dei Talebani fu una delle cause riferite dalle fonti ufficiali statunitensi per il successivo attacco militare all’Afghanistan in cui lo stesso governo talebano fu rovesciato. I tentativi di arrestare Osama da parte dei contingenti militari americani in azione in Afghanistan non ebbero successo, nonostante massicci attacchi aerei compiuti nell’area di confine tra Afghanistan e Pakistan, soprattutto nella zona montuosa ricca di grotte di Tora Bora, nella quale si riteneva che il capo di al Qaeda potesse essersi nascosto. Venne spesso ipotizzato che Bin Laden fosse stato ucciso in quelle operazioni o che fosse deceduto a causa delle sue precarie condizioni di salute. Sempre per l’FBI, Bin Laden fu responsabile anche degli attentati compiuti contro le ambasciate degli Stati Uniti a Dar es Salaam inTanzania e a Nairobi in Kenya che causarono la morte di oltre duecento persone. Alla vigilia del sesto anniversario dell’attacco agli Stati Uniti dell’11 settembre 2001, la CIA rivelò di aver ricevuto un nuovo video di Osama bin Laden in cui egli citava Sarkozy. Nel video Bin Laden sarebbe ritratto sullo sfondo e leggerebbe il testamento di uno dei terroristi delle Twin Towers, Walid al-Shehri. Nel settembre 2006, dopo che alcuni giornali francesi diffusero la notizia della sua morte per febbre tifoide, poi smentita, venne ipotizzato un cattivo stato di salute di Bin Laden, che sarebbe perdurato per alcuni anni. Il 21 marzo 2008, Bin Laden inviò due audio messaggi, in uno dei quali minacciava di morte papa Benedetto XVI che venne difeso da Bill Clinton. Il 28 aprile 2009 comparve la notizia, poi smentita, secondo cui il presidente pachistano Asif Ali Zardari dichiarava che l’intelligence del suo Paese riteneva morto il leader di al Qaeda, pur non avendo prove certe della stessa. Il 3 giugno 2009 il canale televisivo Al Jazeera trasmise un messaggio di Bin Laden che metteva in guardia i musulmani e il mondo intero da ciò che è per lui l'”imbroglio Obama”, accusando il Presidente degli Stati Uniti di disprezzare, come il suo predecessore George W. Bush, l’Islam. Messaggi audio furono trasmessi via Internet in data 13 e 25 settembre 2009. Nel primo Bin Laden celebrava l’ottavo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001, definendo Barack Obama incapace di fermare i conflitti interni in Iraq e Afghanistan, e facendo un appello al popolo statunitense affinché si liberasse da quella da lui definita “lobby israeliana”, contro la quale furono rivolti anche gli attacchi del 2001. Nel secondo faceva invece appello alla popolazione europea, condannando l’alleanza NATO nella guerra in Afghanistan e il non rispetto dei diritti umani all’interno del conflitto, ricordando infine gli eventi degli attentati del 7 luglio 2005 a Londra e degli attentati dell’11 marzo 2004 a Madrid. Il 24 gennaio 2010 rivendicò, in un messaggio audio, un fallito attentato a un aereo negli Stati Uniti il 25 dicembre 2009, chiamando “eroe” l’attentatore; inoltre intimò al presidente Obama di annullare la stretta alleanza statunitense con Israele, esprimendo compassione per le sofferenze che la popolazione subisce nella Striscia di Gaza, perché solo con la fine di questa alleanza e la pace in Palestina, afferma al Qaeda, potrà far cessare gli attentati. Il 29 gennaio 2010 Bin Laden rilasciò dichiarazioni su argomenti differenti rispetto ai precedenti messaggi, tra cui i cambiamenti climatici. Accusò gli Stati Uniti di non aver rispettato il protocollo di Kyoto, diventando così, insieme agli altri paesi industrializzati, i maggiori responsabili dell’effetto serra. Inoltre parlò di economia; affrontò l’argomento della grave crisi economica del 2009, attribuendone la colpa all’economia statunitense, ed invitò il mondo al boicottaggio dei prodotti statunitensi e del dollaro. Il 25 marzo 2010 Bin Laden ritornò all’uso di un linguaggio duro e minaccioso, in un audio messaggio diffuso da Al Jazeera, nel quale minacciava, dopo essersi lamentato col popolo americano del proseguimento della Guerra in Afghanistan, di far uccidere qualunque ostaggio statunitense catturato dai suoi affiliati se fossero stati condannati a morte coloro che erano stati le menti degli attentati dell’11 settembre 2001 ed i loro compagni detenuti a Guantanamo. In data 1 ottobre 2010 fece comparire un messaggio audio sul web dove parlava dei rischi connessi ai cambiamenti climatici e della povertà. Dava inoltre consigli agli agricoltori del Sudan riguardo ai problemi comportati dalla desertificazione, ed espresse il suo cordoglio alle vittime dell’alluvione del 2010 in Pakistan, chiedendo un’azione più incisiva dei governi e criticando la scelta del Pakistan di destinare solo l’1% dei suoi bilanci ai poveri. Il 21 gennaio 2011 Osama Bin Laden rivolse una dura minaccia alla Francia affermando che se essa non avesse ritirato i propri soldati l’Afghanistan, gli ostaggi francesi, sequestrati da cellule di al Qaeda in Niger, sarebbero stati uccisi. A seguito degli attentati alle Twin Towers di New York e al Pentagono di Arlington (Virginia), Bin Laden fu ricercato dal FBI e da diversi governi. Figurava al primo posto nella lista dei ricercati dall’FBI, non soltanto per i fatti dell’11 settembre, poiché per tali atti terroristici a occuparsene è direttamente il Dipartimento di Stato statunitense, il quale ha messo su Bin Laden una taglia di 25 milioni di dollari, poi raddoppiata a 50 milioni di dollari nel 2007. La morte di Bin Laden assume vari contorni, primo fra tutti il tradimento del suo braccio destro , Ayman al Zawahiri, che avrebbe indicato agli americani il covo di Osama bin Laden. Secondo il giornale saudita al Watan, che cita una fonte regionale molto vicina al dossier del terrorismo, il corriere di Bin Laden, che ha portato gli americani fino al covo di Abbottabad, in Pakistan, lavorava in realtà per Zawahiri. Secondo al Watan, il corriere sarebbe un pachistano, e non un kuwaitiano, la cui identità sarebbe stata rivelata agli Usa da alcuni detenuti di Guantanamo. Sarebbe stato lui a guidare gli americani fino a Bin Laden, facendo finta di non sapere di essere seguito. Questo tradimento sarebbe giustificato dalle divergenze tra Bin Laden e al Zawahiri, secondo quanto scrive il giornale saudita al Watan. Mentre si diffondevano queste voci, il Presidente Usa Barack Obama si recava a Ground Zero, a New York, per incontrare i parenti delle vittime dell’11 settembre e ritrovare quel sentimento di “unità” emerso all’indomani degli attentati orchestrati da Osama bin Laden, ucciso domenica in Pakistan. Al fianco del Presidente erano presenti l’attuale sindaco di New York, Michael Bloomberg, e l’ex primo cittadino Rudolph Giuliani, mentre ha declinato l’invito l’ex Presidente George W. Bush. Il Washington Post rivela infine che il soldato che ha ucciso Bin Laden sarà decorato ma in gran segreto. Così come Obama ha deciso di non rendere pubbliche le immagini del leader di al Qaeda morto, ugualmente nell’ombra resterà il volto del soldato che lo ha ucciso. La Cina ha espresso la propria soddisfazione per la scomparsa di Osama bin Laden. Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha dichiarato che è stato un blitz professionale, senza errori. I giornalisti hanno chiesto al segretario di Stato se l’uccisione di bin Laden fosse stata determinata da un errore della squadra dei ‘Navy seals’. Ma il segretario ha affermato che la missione consisteva nel porre fine alla sua leadership. Un raid di 38 minuti ha portato all’uccisione di Osama Bin Laden, ma la battaglia non finisce con la morte di Bin Laden, essa è un messaggio inequivocabile della ferma determinazione della comunità internazionale di opporsi al terrorismo. Ancora Hillary Clinton ha affermato che Il Pakistan è stato un partner importante contro Al Qaeda. Un celebre avvocato di Harvard, Alan Dershowitz, ha affermato che è stato un errore nascondere i dettagli dell’operazione. La decisione di non pubblicare le foto della morte del leader di Al Qaeda è solo l’ultimo di una lunga serie di errori commessi dal nostro presidente che ha deciso di trattare Bin Laden in maniera diversa rispetto a tutti gli altri soggetti negli innumerevoli casi criminali che affollano i tribunali Usa. L’ha arbitrariamente privato di un soggiorno all’obitorio e di un’autopsia con cui un medico legale poteva stabilire con certezza scientifica le circostanze della sua morte. Inoltre ogni minimo dettaglio del cadavere avrebbe dovuto essere meticolosamente fotografato, com’é prassi nei sistemi giudiziari di tutto il mondo, e invece non è successo. Così come è un’assurdità la sepoltura in 24 ore, come stabilisce la legge islamica. I soldati pachistani hanno torturato gli arrestati nella casa di Bin Laden, come ha mostrato un video diffuso dalle tv americane, e ora visibile su alcuni siti internet, i prigionieri erano stati consegnati dagli americani alle autorità pachistane. Il capo della Cia, Leon Panetta, ha rivelato che c’è stato un black-out di 25 minuti nella diretta video del blitz, durato 40 minuti, che ha portato alla morte di Osama bin Laden, domenica scorsa in Pakistan. Ma il Telegraph si domanda, cosa guardavano il Presidente Barack Obama e i suoi collaboratori ritratti nella fotografia diffusa dalla Casa Bianca, che li mostrava intenti a seguire l’operazione?

Il Presidente e i suoi collaboratori stavano guardando in tempo reale alcuni aspetti dell’operazione, non appena avevamo le informazioni, ha sottolineato Panetta in un’intervista alla Pbs, ma non ha seguito il momento in cui Bin Laden è stato colpito. Ha poi aggiunto che una volta che le unità speciali sono entrate nel compound, un lasso di tempo di circa 20-25 minuti, non si è saputo cosa stesse succedendo; ma, l’ammiraglio McRaven, comandante dell’operazione sul campo, è tornato e ha detto ‘Geronimo’, che era la parola in codice per dire che era stato preso Bin Laden.

Il soldato che ha ucciso Osama sarà decorato in segreto – Il triste pantheon della guerra al terrorismo degli Stati Uniti ospiterà, nel suo punto più alto, un eroe sconosciuto. Così come Obama ha deciso di non rendere pubbliche le immagini del leader di al Qaeda morto, ugualmente nell’ombra resterà il volto del soldato che lo ha ucciso. L’uomo, rivela il Washington Post, sarà decorato ma in segreto. L’identità del militare dei Navy Seals che ha freddato lo sceicco del terrore, informa il quotidiano, non sarà rivelata, ma lui – con menzione speciale – e i suoi compagni del commando team 6 avranno un’onorificenza. Questa gloria anonima – commentano gli analisti – è la prova di quanto sia anomala e indefinibile la ‘guerra terrore’. L’eroe è destinato a restare sconosciuto, a non avere un nome o un volto.

Il capo di al Qaeda è costato agli Usa 2.000 miliardi di dollari ha scritto il Financial Times, ironizzando sul fatto che se la taglia di 5 milioni di dollari posta su Osama bin Laden nel 1998 avesse portato alla sua immediata cattura e avesse messo fuori gioco al Qaeda, sarebbe stato l’affare del millennio. Partendo dal presupposto che senza Bin Laden non ci sarebbero stati gli attentati dell’11 settembre, e che senza l’11 settembre non ci sarebbero state le guerre in Afghanistan e in Iraq – sottolinea il Financial Times – il leader di al Qaeda è costato direttamente ai contribuenti americani oltre 2.000 miliardi di dollari, e il costo indiretto potrebbe essere più alto. Dal 2001 a oggi, gli Stati Uniti hanno speso 690 miliardi di dollari per la sicurezza, 443 miliardi per la guerra in Afghanistan e 860 miliardi per il conflitto in Iraq.

Una storia così eclatante come quella dell’uccisione di Osama Bin Laden si presta a innumerevoli congetture e fantasie. Pur tralasciando il fatto specifico, è curioso constatare come in Italia si tenda sempre a manifestare diffidenze, a ipotizzare complotti, a cercare dietro a ogni cosa trame oscure. Qualunque cosa succeda, sia essa politica, sportiva o avvenimenti di qualunque natura – tanti, sempre di più, pensano che ci sia sotto qualcosa di oscuro, che a muovere tutto ci siano i “poteri forti”.

Pur accettando che ciò accada davvero e sempre accadrà: che ci sia qualcuno che cerca di manipolare le cose a proprio vantaggio, ma quando il dubbio si estende a tutto e a tutti, allora diventa esso stesso un veleno. Allora il dubbio si chiama paranoia, ed è una patologia. Il problema è che ormai si è diffusa l’idea assurda che si appare più intelligenti se si è critici, se ci si mostra disincantati. Per ora godiamoci l’idea che un pericoloso terrorista è stato eliminato.

di Guglielmo Frasca

(vice Presidente Associazione Argos FORZE DI POLIZIA onlus)

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