Israele e Hamas: guerra fra democrazia e terrorismo.

Crescente instabilità nel mondo

Alcune settimane fa, il gruppo terroristico Hamas, che controlla la popolazione palestinese a Gaza e nel West Bank, ha iniziato a lanciare centinaia di missili contro Israele, pochi giorni dopo aver rapito e assassinato tre giovani studenti ebrei. Israele ha reagito con estrema forza, anche a seguito della scoperta di decine di tunnel segreti da cui entravano indisturbati militanti palestinesi in missioni omicida.

Il presidente Obama ha condannato il conflitto, sottolineando come entrambe le parti siano parimente responsabili e auspicando che possano arrivare insieme ad una soluzione di pace. I media israeliani, compresi quelli di sinistra che spesso condannano le azioni militari del governo, hanno duramente criticato l’equivalenza morale creata da Obama, accusandolo di non capire la difficile realtà in cui si trovano a vivere.

La cessione anni fa di Gaza e del West Bank non ha infatti posto fine all’odio dei palestinesi, i quali desiderano avere un proprio stato, ma senza l’esistenza d’Israele. Anzi, molti palestinesi e tutto il movimento Hamas vogliono l’eliminazione non solo d’Israele (esattamente come l’Iran), ma anche di tutti gli ebrei. Va ricordato che Hamas è ufficialmente considerato un gruppo terrorista dall’Europa, dal Giappone, dal Canada e dagli Stati Uniti; pertanto, le parole del presidente statunitense sono sembrate un insulto all’unico alleato democratico dell’intera regione.

Come osservato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, gli israeliani hanno missili per difendere i propri cittadini, mentre Hamas ha il proprio popolo per difendere i missili, dato che Hamas li lancia da scuole ed ospedali, come ha riconosciuto lo stesso ONU, per se sempre favorevole ai palestinesi, vista la miriade di stati musulmani nel mondo. Lo scopo di tale barbarie è di poter accusare Israele delle morte di bambini, donne e malati, suscitando lo sdegno delle società civili.

I media americani ed europei si sono infatti affrettati a trasmettere i video di propaganda dei palestinesi che mostrano morti, feriti e case distrutte, e le parole di condanna da parte di giornalisti e commentatori internazionali si sono unite a parecchie manifestazioni di protesta nel mondo, in cui nazisti, comunisti, socialisti e radicali musulmani hanno superato ogni differenza politica per urlare tutti insieme insulti contro Israele, accusato di genocidio. Queste brigate estremiste, che tacciono di fronte ai veri genocidi come quelli messi in atto dai musulmani in Siria e in Sudan, negano il diritto di legittima difesa ad Israele, perché animate da un odio profondo nei confronti degli ebrei e d’Israele.

Negli ultimi anni, il problema dell’antisemitismo sembra aver acquisito nuova forza nei paesi occidentali grazie al “lassez-faire” di Obama e al suo tour apologetico nel mondo musulmano nel 2009. Il famoso discorso al Cairo in cui Obama ha chiesto scusa per i presunti torti ai paesi musulmani ad opera degli Stati Uniti, non menzionando l’intervento americano pro-musulmano in Kuwait (1991) e in Bosnia (1994-1995), è stato interpretato dai seguaci di Allah come un segno di debolezza da parte degli Stati Uniti e come volontà programmatica di non interferenza nelle questioni internazionali.

Da allora, l’estremismo musulmano si è scatenato a macchia d’olio e il numero di attentati contro sinagoghe e comunità ebraiche nel mondo è aumentato in modo considerevole. La mancanza di leadership di Obama ha portato al sorgere di un nuovo gruppo terroristico dal nome di Isis, che sta creando un califfato islamico in Siria ed Iraq, facendo strage delle minoranze cristiane, torturate, uccise e spesso sepolte vive in fosse comuni.

Gli Stati Uniti, che hanno sempre svolto un ruolo vitale a livello internazionale, mantenendo un equilibrio geopolitico nel mondo, nonostante le mire espansionistiche di Russia e Cina, sono ora una nazione ridotta ad essere spettatrice disinteressata degli eventi internazionali, avendo lasciando che la Russia invadesse la Crimea, permettendo alla Siria di usare armi chimiche contro la propria popolazione (dopo vuote minacce non mantenute), non preoccupandosi dell’imminente creazione della bomba atomica da parte dell’Iran e preferendo impegnarsi in sterili dibattiti e riunioni all’ONU, senza avere alcuna strategia di politica estera. Dopo vari armistizi di brevissima durata, il conflitto in Israele continua, e il numero dei morti sale giorno dopo giorno, senza che ci sia una soluzione in vista, dato che Hamas non vuole smettere gli attacchi, facendosi forte dell’appoggio dell’Iran e del Qatar.

Israele potrebbe invadere Gaza e il West Bank, facendo piazza pulita di Hamas, e forse questa è l’unica possibilità di soluzione, dato che Mosab Hassan Yousef, il figlio di uno dei fondatori di Hamas, ha detto recentemente a Fox News Channel che non ci sarà mai pace per Israele, poiché Hamas non rinuncerà per nessun motivo al proprio desiderio di distruggere completamente Israele.

Sergio Cirelli

1/9/2014

Leave A Reply